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Piacere…Carrù. Manzi e Buoi dei Paesi tuoi

Appuntamento con l’enogastronomia sabato 30 Aprile e domenica 1°Maggio a Carrù, in provicia di Cuneo, nel paese conosciuto per la Fiera del Bue grasso e per il prelibato piatto che l’ha reso famoso, il “bollito“.  Piacere…Carrù. Manzi e Buoi dei Paesi tuoi  è un’iniziativa promossa dall’Associazione “Piacere…Carrù”, fondata nel dicembre 2009 da quattro ristoranti del Comune di Carrù – “Ristorante al Bue Grasso”, “Osteria del Borgo”, “Ristorante Moderno” e “Trattoria Vascello d’Oro” – con lo scopo di valorizzare la cultura enogastronomica locale, attraverso la promozione di prodotti di eccellenza quali, la carne, il vino, i prodotti ortofrutticoli e i formaggi, cui questa parte del Piemonte risulta particolarmente vocata.

Nell’occasione  il Castello di Carrù,  sede dell’Istituto bancario Alpi Marittime, aprirà le porte sia sabato 30 aprile che domenica 1° maggio. In programma l’incontro tematico di sabato alle 17,30 : “Salute e Piacere: la Piemontese in tavola”. Domenica invece, per quanti arriveranno a Carrù per seguire la manifestazione, potranno accedervi, per visitare le sue sale.

Molti gli appuntamenti in programma, tra incontri, visite e menù degustazione in un itinerario enogastronomico fra i sapori locali  tutto da “gustare”.

Per maggiori informazioni cliccate qui!

Cibi e tradizioni della Pasqua

Nonostante il detto reciti “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”, gli Italiani amano riunirsi anche nella Domenica di Pasqua per gustare insieme i cibi pasquali.

Gli alimenti protagonisti della Pasqua sono l’uovo e l’agnello accompagnati da insalate e primizie di stagione in omaggio a una natura che rinasce dopo una morte apparente. Mangiare le uova è sinonimo di fecondità e nelle tradizioni più antiche celebrava la primavera: nel loro guscio si nascondeva il mistero della vita e il mangiarle simboleggiava la resurrezione della natura. Appoggiandosi a queste antiche credenze, i primi cristiani fecero dell’uovo il simbolo di Cristo, apportatore di vita e incominciarono a distribuire tra i fedeli un cestino di uova benedette. Il mangiare l’agnello invece ricorda il sacrificio di Cristo “agnello di Dio“. Infatti, in molte cucine regionali, il cosciotto d’agnello non manca sulle tavole della domenica pasquale. Ecco per voi la ricetta!

Cosciotto d’agnello Pasquale

Ingredienti per 4 persone:

-1 cosciotto d’agnello (abbacchio romano),

-3 bei rametti di rosmarino,

– 2 limoni,

– olio, sale e pepe quanto basta

Preparazione

Preparare una salsetta con olio, sale, pepe, il succo dei due limoni filtrato e le foglioline di due rametti di rosmarino. Sbattere bene il tutto con una forchetta per far amalgamare gli ingredienti e far sciogliere il sale.
Prendere il cosciotto d’agnello, pungere un po’ con la forchetta e metterlo a marinare in un recipiente con la salsa preparata per una intera notte (conservandolo in frigorifero).
Scolare l’agnello dalla salsa e cospargerlo di foglioline di rosmarino. Ungere una teglia da forno con un filo d’olio e posare il cosciotto d’agnello con un rametto di rosmarino sopra.
Cuocere in forno già caldo per circa 45 minuti bagnandolo ogni tanto con la marinata.
Il cosciotto deve raggiungere la giusta doratura ma non si deve asciugare troppo.

Buona Pasqua!

Ricetta di primavera: polpettine al limone

Dopo un inverno, particolarmente lungo in alcune regioni d’Italia, si può dire che siamo davvero stanchi dei nostri piatti basati su pietanze ricche di sughi e di salse, profumate spezie, lungamente cucinate in modo che le carni e le verdure assorbano bene questi aromi. Ma la Primavera è arrivata e anche in cucina si cambia stagione. Cambiano le verdure e si alleggeriscono i piatti.

La Primavera in cucina è fatta anche di colori, di sapori stuzzicanti e di leggerezza. Per un secondo leggero vi proponiamo delle polpettine che si preparano velocemente aggiungendo gusto e colore in tavola. Sono ottime anche fredde, da portare per un pic-nic.

Polpettine al limone

Ingredienti:

  • 150 gr. di carne di pollo o tacchino
  • 250 gr. di spinaci
  • mollica di pane circa 200 gr.
  • 1 bicchiere di latte
  • 1 mazzetto di basilico
  • erba cipollina fresca (qualche filo)
  • 2 cucchiai di pinoli
  • scorza grattuggiata di 1 limone
  • succo di 1 limone
  • sale q.b.
  • olio extra vergine d’oliva
  • 1 scalogno (facoltativo)
  • 1 uovo
  • pangrattato
  • Preparazione:

    Tritate il petto di pollo, gli spinaci, qualche foglia di basilico e i pinoli insieme. Se necessario bagnate con 2 cucchiai di acqua. In una ciotola bagnate la mollica di pane spezzettata con il latte, poi unite il composto tritato e mescolate bene aggiungendo l’uovo, lo scalogno tritato sottile, il sale, la scorza grattuggiata, l’erba cipollina a pezzettini, 2 cucchiai di pangrattato. Quando il composto risulta omogeneo ricavate con le mani tante polpettine piccolissime. Della grandezza di una ciliegia per avere un’idea. In una scodella distribuite il pangrattato e passateci tutte le polpettine. Friggete le polpettine in abbondante olio ben caldo oppure infornatele a 220° per 15/20 minuti.

    Quando saranno dorate togliete dal fuoco (o dal forno) trasferitele in un piatto e irroratele con il succo di limone. Lasciatele riposare almeno 15 minuti prima di mangiarle. Decorate con foglie di basilico fresco o erba cipollina.

    Melanzane alla parmigiana: il piatto dell’unità d’Italia

    Il bianco della mozzarella, il rosso vivo della salsa al pomodoro e il verde del pesto, ricordano i colori della nostra bandiera e sono gli ingredienti del  piatto “dell’unità d’Italia“, così definito e suggerito dallo chef  Marco Giaretta del Ristorante Peccati di Gola. E’ una monoporzione della classica “Melanzane alla parmigiana” con l’aggiunta del pesto alla genovese. Le melanzane sono, a suo dire, un elemento di unione. “Quel collante che dovremmo trovare come popolo tutti i giorni, non solo in cucina“.

    Ecco la ricetta!

    Ingredienti per 4 monoporzioni: 1 melanzana viola, 2 mozzarelle da gr. 125 ciascuna, 2 pomodori ben sodi, 4 cucchiai di pesto, un pò di salsa di pomodoro, basilico, 30 gr burro, sale, pepe, 4 stampini in alluminio monodose.

    Preparazione: lavate le melanzane e i pomodori ed affettateli. Sciogliete il burro e imburrate i 4 stampini monodose. Grigliate le melanzane su entrambi i lati senza aggiungere sale e mantenendole croccanti ma ben asciutte. Tagliare la mozzarella a fette e le foglie di basilico a striscioline. Riempire gli stampini alternando strati con 1 fetta di melanzana, 1 fetta di pomodoro, 1 fetta di mozzarella, qualche goccia di pesto diluito con un pò di olio extravergine di oliva, qualche strisciolina di basilico e un pizzico di sale. Continuate fono a raggiungere l’altezza dello stampino di alluminio e terminando con una fetta di melanzana. Preriscaldate il forno a 180° ed infornate per 10 minuti. Impiattare distribuendo prima un cucchiaio di salsa di pomodoro sul piatto di portata e capovolgento sopra lo stampino di melanzana otenuto. Guarnite con un pò di salsa, qualche goccia di pesto e una foglia di basilico. Servite ben caldo!

    Un’Itàlia: 150 anni, 150 piatti, 150 territori

    L’italia unita attraverso la sua cultura gastronomica. E’ la scommessa di SapereSapori che, in collaborazione con l’Associazione Nazionale  Città del Vino, si propone di raccogliere i 150 piatti tradizionali che più rappresentano le caratteristiche culturali e storiche di ogni territorio.

    I ristoranti e gli agriturismi potranno partecipare all’iniziativa “Un’Itàlia”gratuitamente, proponendo un piatto tradizionale locale, elencando gli elementi base utilizzati e la descrizione tradizionale sia in italiano che, facoltativamente, in forma dialettale, per cucinarlo.

    Una giuria scelta fra giornalisti enogastronomici, scrittori, chef, selezionerà i 150 piatti che più rappresentano la storia e la tradizione nazionale e che utilizzano il maggior numero di ingredienti locali. Ai 150 piatti selezionati, verranno abbinati 150 vini scelti per territorialità e  concordanza di sapori. I 150 piatti e i 150 vini saranno poi riproposti in forma editoriale.

    Con questa filosofia SapereSapori e l’Associazione Nazionale Città del Vino, in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia,  intendono portare alla luce la storia di 150 piatti di varie realtà regionali, promuovendo un’azione di raccolta e di divulgazione di quei riferimenti enogastronomici tradizionali che sono la storia della nostra cucina e delle nostre tradizioni.

    Piatti d’altri tempi e vini che fanno parte della nostra storia e della nostra gente, ricette spesso tramandate a voce e mai scritte e vini che il tempo puo’ aver modificato le tecniche di lavorazione ma che il gusto riproposto è sempre lo stesso.

    La cucina enogastronomica italiana è fatta di tante tradizioni territoriali, ognuna molto diversa dalle altre, ed ognuna con una sua storia..la storia del suo popolo.

    Raccontatecela!

    Garibaldi e la tavola

    Garibaldi

    Garibaldi

    Per i 150 anni dell’Unità d’Italia si è ricordato anche l’eroe dei 2 mondi: Garibaldi, si quello che fu ferito ad una gamba e che è sepolto a Caprera, in Sardegna.
Di lui si sa ormai tutto, ma di come era a tavola? Vediamo un po’: da alcune ricerche tratte dal libro di Paolo Paci abbiamo scoperto che era astemio, era goloso dei prodotti semplici ed essenziali tipici del territorio che oggi si stanno riscoprendo. Il suo piatto preferito era pane e pecorino, accompagnato, quando era stagione, da una manciata di fave fresche. Gradiva molto anche il baccalà e lo stoccafisso, cibi marinari tanto semplici quanto saporiti, che la moglie Francesca sapeva elaborare in modo personale (è rimasta nella storia la ricetta dello stoccafisso alla garibaldina). 
Sulla mensa di casa Garibaldi a Caprera si avvicendavano anche zuppe rustiche di verdure e legumi (a volte condite con il pesto, secondo la moda genovese), salami, formaggi, fichi secchi, mentre il dessert preferito dall’eroe pare fossero le gallette da marinaio con uva passa, ancora oggi in vendita nei grandi negozi inglesi, a cui si ispirano i biscotti Garibaldi. 
Precursore della moda del sushi, il Generale era amante del pesce crudo, appena pescato e condito solo dall’aroma del mare; tuttavia, spinto dalla naturale vocazione a esplorare il mondo anche nei suoi sapori, seppe avvicinarsi alla cucina sarda più tipica. 
Alleggerì le zuppe popolari eliminando il lardo e divenne estimatore di uno speciale dolce barbaricino composto dall’ottima pompia (uno strano agrume, sgraziato nella forma e simile al cedro), candita e tagliata a fettine sottilissime, che venivano adagiate tra due strati di biscotti imbevuti di rosolio e coperti da una colata di cioccolato fondente. Ed è un po’ con lo stesso spirito d’avventura del Generale che, da turisti golosi e curiosi, oggi vale la pena esplorare i luoghi sardi del gusto, a partire da quelli che hanno visto la presenza dell’eroe. Il miele, infine, del quale lo stesso Garibaldi fu appassionato produttore, la fa da padrone nella vasta produzione di dolcetti tipici: li cucciuleddhi e meli, canestrini di pasta ripieni di pasta di mandorle e miele, li frisgioli longhi, frittelle lunghe cosparse di miele, e le celebri seadas, crespelle ripiene di formaggio fresco e coperte di miele, che dalla Gallura si sono diffuse in tutta la Sardegna. 
Quindi aioohh per i 150 anni mangiamo alla Garibaldina.